Storia

I primi insediamenti umani sono riconducibili al Neolitico. Non sono molte le notizie sulle popolazioni che abitavano la Bosnia in quell’epoca, ma sembra che vi fosse la compresenza di varie popolazioni che parlavano differenti lingue. Certamente vi erano gli Illiri e vi sono tracce di una migrazione celtica nel quarto secolo a.C. Nel 229 a.C. iniziò un lungo conflitto tra Illiri e Romani, descritto nelle cronache dell’epoca come uno dei più difficili e impegnativi dopo le Guerre Puniche, che portò all’annessione dell’Illiria nel 9 d.C.

Tra il 337 e il 395 d.C., durante la disgregazione dell’Impero romano, la Dalmazia e la Pannonia divennero parte dell’Impero romano d’Occidente, durante il periodo giustiniano divenne parte dell’Impero bizantino, per poi essere parzialmente conquistata dagli Avari. Le conoscenze della storia dei Balcani occidentali durante il Medioevo sono frammentarie, comunque dopo l’arrivo degli Slavi si instaurò una struttura sociale tribale che venne parzialmente smantellata intorno al nono secolo.

I principati di Serbia e il regno di Croazia si divisero il controllo della Bosnia ed Erzegovina nel IX e nel X secolo che in quell’epoca aveva i confini differenti; per una serie di circostanze il territorio venne poi conteso tra il Regno di Ungheria e l’Impero bizantino fino al XII secolo, quando raggiunse l’autonomia, persa completamente in seguito alle continue invasioni turche nella prima metà del Quattrocento, tramutatesi nel 1463 in una plurisecolare occupazione, durata fino al 1881.

Il primo governante bosniaco fu bano Borić, il secondo bano Kulin il cui governo segnò l’inizio di una controversa lite, nota come bogomilismo e spesso legata ad una “Chiesa bosniaca”, da vari autori considerata eretica. La lite scatenò di fatto una lunga ed estenuante lotta per il potere tra i Šubić e i Kotromanić, che andò avanti fino al 1322, quando Stefano II Kotromanić divenne bano. Più tardi, suo nipote Tvrtko I ottenne il controllo della Bosnia e si incoronò re il 26 ottobre 1377.

I confini della Bosnia di Tvrtko I non coincidono con i confini dell’attuale Bosnia ed Erzegovina. Il regno durò, tra varie instabilità politiche e sociali, fino al 1463, quando fu occupato e distrutto dai turchi ottomani, mentre l’erede della corona, Katarina Kosača Kotromanić, fuggì a Roma cercando per sé e per il suo paese la protezione del Papa, a cui lasciò anche la corona della Bosnia. I suoi figli, come i suoi numerosi sudditi, furono imprigionati dai turchi e costretti ad abbandonare la fede cristiana e ad accettare l’Islam per salvare la vita.
L’epoca ottomana

La conquista ottomana segnò una nuova era nella storia bosniaca introducendo cambiamenti radicali nel panorama politico e culturale della regione, che venne assorbita dall’Impero ottomano.

Il dominio durò tre secoli e portò notevoli cambiamenti, tra cui l’emergere di una comunità musulmana che divenne maggioritaria anche per i benefici sociali, economici e politici, sebbene i cristiani e i cattolici fossero tutelati per decreto imperiale e gli ortodossi si svilupparono soprattutto in Erzegovina.

Durante l’Impero ottomano, la Bosnia visse un periodo di pace relativa, Sarajevo e Mostar divennero centri urbani di una certa rilevanza e nell’attuale capitale bosniaca venne costruita la biblioteca Vijećnica, la torre dell’orologio (Sahat Kula), il ponte vecchio Stari Most e le moschee Gazi Husrev-beg e dello Car (= Zar; careva džamija).

Molti bosniaci divennero personaggi influenti nella vita culturale, sociale e politica dell’impero ottomano, che alla fine del XVII secolo iniziò comunque a vacillare. L’instabilità portò a rivolte, malcontenti e battaglie che si conclusero con il Congresso di Berlino e il conseguente Trattato di Berlino (1878).

Al Congresso di Berlino il ministro austro-ungarico Gyula Andrássy ottenne l’occupazione e l’amministrazione della Bosnia e dell’Erzegovina. Il periodo austro-ungarico fu caratterizzato da una relativa stabilità politica, da riforme sociali e amministrative che tendevano a far diventare la Bosnia una ‘colonia modello’ per cercare di limitare i sentimenti antiaustriaci e antiungheresi dei croati, soprattutto, l’insorgere di un nazionalismo degli Slavi del Sud.

Durante il dominio asburgico molte furono le riforme per superare il sistema ottomano, codificando un moderno sistema legislativo e politico e introducendo una modernizzazione generale. Vennero, inoltre, costruite tre chiese cattoliche soltanto a Sarajevo e varie nella Bosnia per venire incontro alle necessità della popolazione cattolica locale.

Nel giro di tre anni, l’Austro-Ungheria ottenne il placet della Germania e della Russia per l’annessione della Bosnia ed Erzegovina, formalizzata il 18 giugno 1881 con il Dreikaiserbund, alleanza tra Guglielmo I di Germania, Francesco Giuseppe e Alessandro III di Russia.

Un sanguinoso colpo di stato nel vicino Regno di Serbia, il 10 giugno 1903, instaurò a Belgrado un governo che si opponeva agli austriaco-ungheresi e propagava l’unione degli Slavi del Sud sotto la bandiera del medesimo Regno di Serbia. In Bosnia ed Erzegovina e in Croazia, che insieme alla Slovenia, in quel momento erano inglobate nell’Impero degli asburgo, la rivolta di Belgrado suscitò poche reazioni, ottenendo soltanto il plauso delle minoranze ortodosse, sempre più serbizzate. L’imperatore di Vienna rimase fortemente preoccupato per l’andamento dei fatti. La situazione si complicò ulteriormnete dopo una rivolta all’interno dell’Impero ottomano nel 1908, anche perché la Russia guardava con sempre crescente interesse verso le terre degli slavi del sud.

In una tale situazione internazionale, piuttosto complessa e delicata, il ministro russo Alexander Izvolsky si rivolse a Vienna il 2 luglio 1908 per chiedere il sostegno alla richiesta di accesso delle navi dello zar russo allo stretto dei Dardanelli verso il Mediterraneo, offrendo in cambio l’appoggio russo nella questione croata e slava in generale. Poco dopo, l’Austro-Ungheria il 6 ottobre 1908 proclamò l’annessione della Bosnia ed Erzegovina, scatenando reazioni contrastanti in Europa, conclusesi con l’annessione formale nel 1909.

La Serbia fu scontenta dell’annessione, perché tale atto di Vienna scombussolò i suoi piani di espansione. Le tensioni politiche tra Belgrado e Vienna culminarono il 28 giugno 1914, quando il giovane nazionalista serbo Gavrilo Princip assassinò a Sarajevo l’erede al trono austro-ungarico Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este, che si era dichiarato disposto a risolvere in maniera sodisfacente le richieste degli slavi dell’Impero. L’atto terroristico è considerato da molti la miccia della prima guerra mondiale.

Alla fine della prima guerra mondiale, il 1º dicembre 1918, la Bosnia entrò a far parte dello Stato degli Sloveni, dei Croati e dei Serbi, rinominato poi Regno di Jugoslavia il 3 ottobre 1929, guidato dal re Alessandro I di Iugoslavia, assassinato il 9 ottobre 1934, cui succedette al trono Pietro II di Iugoslavia con un governo guidato da Paolo Karađorđević fino al colpo di stato del 27 marzo 1941 e all’invasione da parte dell’Asse, il 6 aprile 1941.

Il dittatore croato Ante Pavelić, comandante degli ùstascia, un gruppo di opposizione di ispirazione nazifascista, divenne il capo dello Stato Indipendente di Croazia (NDH), comprendente anche la Bosnia ed una piccola parte della Serbia, un governo fantoccio di fatto dipendente dalla Germania e dall’Italia fascista. La corona di Croazia venne offerta ad Aimone di Savoia-Aosta, con il nome di Tomislavo II, pur non avendovi questi mai messo piede. Nel frattempo i partigiani jugoslavi organizzarono un movimento di resistenza capitanato da Josip Broz Tito. Durante la seconda guerra mondiale gli scontri tra gli ùstascia di Pavelic e i partigiani di Tito furono sanguinosi e numerosi i crimini di guerra.

Il 31 gennaio 1946 venne redatta una nuova Costituzione che includeva la Bosnia e l’Erzegovina all’interno della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, un regime di ispirazione comunista e socialista orbitante intorno all’URSS, prima che il partito comunista jugoslavo fosse espulso nel 1948 dal Comintern stalinista.

La storia della Bosnia fino alla morte di Tito, alla successiva lenta disgregazione del regime comunista jugoslavo, alla caduta del Muro di Berlino e alla fine della Guerra fredda, coincide con quella della Jugoslavia. Alla morte di Josip Broz nel 1980 vi fu una turnazione di presidenti che detenevano il potere per un anno. Le Olimpiadi invernali del 1984 diedero una visibilità internazionale alla Bosnia ed Erzegovina.

In seguito ad un periodo di instabilità politica, sociale ed economica, la Jugoslavia venne scossa dall’emergere di movimenti nazionalisti, che il dirigente del partito comunista jugoslavo Slobodan Milošević seppe manovrare facendo leva sull’idea di Grande Serbia.

Sovvertendo lo stato di diritto, che all’epoca era già piuttosto instabile, utilizzando le frange violente delle tifoserie da stadio organizzate in milizie paramilitari, l’Esercito regolare della Jugoslavia socialista (l’Esercito Popolare Jugoslavo, JNA) e i dirigenti serbi dell’Alleanza Socialista di Jugoslavia (comunisti jugoslavi), Milosevic in Bosnia ed Erzegovina usò la tattica già sperimentata in precedenza in Croazia.

In tale contesto, sostenne lo psichiatra e poeta Radovan Karadžić, criminale di guerra arrestato dopo lunga latitanza e attualmente sotto processo al TPIY, il Tribunale Onu a L’Aja, e il lungamente latitante (16 anni di latitanza conclusasi con l’arresto il 26 maggio 2011) Ratko Mladić, anch’egli accusato di crimini di guerra e di genocidio. Nel frattempo, Milošević nel giugno 1991 promosse prima la guerra in Slovenia (conclusasi dopo pochi giorni con il ritiro serbo-jugoslavo) e poi la guerra in Croazia, cercando di fare in tutti i modi e in tutti i sensi “terra bruciata”, come pure fu denominata l’operazione. La Bosnia ed Erzegovina fu coinvolta involontariamente in tale furia bellica per vari motivi ed a vari titoli.

Quando poi la Bosnia ed Erzegovina, in seguito al referendum sull’indipendenza dalla Federazione jugoslava creata da Tito (la consultazione popolare si svolse in conformità alla Costituzione jugoslava dell’epoca), il 3 marzo 1992 proclamò la propria indipendenza, la guerra si abbatté con inaudita furia su Sarajevo e sulle altre parti del Paese.

Cominciò l’assedio di Sarajevo e un’estenuante lotta per la sopravvivenza della popolazione inerme. Dopo quattro anni di assedio della capitale, dopo il Massacro di Srebrenica e gli errori commessi in quella circostanza e in altre occasioni da parte dell’UNPROFOR, la forza di protezione ONU, la Comunità Internazionale decise di intervenire militarmente in modo concreto, ponendo così fine ad uno dei più atroci conflitti europei del Novecento e imponendo al contempo i contestatissimi Accordi di Dayton.

Alla fine delle guerre balcaniche la Bosnia ed Erzegovina è stata posta sotto tutela internazionale, divisa in unità amministrative e ha richiesto di poter essere riconosciuta nel processo di allargamento. Essendo stata la regione jugoslava più colpita dalla guerra, attualmente il processo è in fase di discussione, mentre la comunità internazionale lavora per ristabilire un sistema giudiziario, politico, amministrativo ed economico nella nazione, combattere la corruzione e la criminalità, ristabilire un sistema economico sano e conforme al mercato europeo.

Fonte: Wikipedia

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