Cascate di Kravice, meraviglia bosniaca

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Le cascate di Kravice © Andrea Lessona

Le cascate di Kravice © Andrea Lessona

Le sento raccontarsi già da qui, voce gorgogliante di flusso eterno. Lo scroscio delle cascate di Kravice supera il folto dei boschi dietro cui sono nascoste, e mi indica la via.

Una larga striscia d’asfalto che scende dal parcheggio dei pullman, e arriva sino a dove l’acqua caduta dalle pareti di tufo diventa specchio calmo per riflettere il cielo.

Un cielo basso e arricciato di nuvole gonfie che avvolge a corona le rapide, uno tra gli spettacoli naturalistici più incredibili e affascinanti dell’intera Bosnia.

E’ qui che, a circa 40 chilometri dalla città di Mostar, si trova questo anfiteatro di inestimabile bellezza. Lo crea il Trebižat: l’affluente del Neretva, il fiume più largo nella zona est nel bacino adriatico.

Le sue acque si ramificano in un ventaglio bianco, e poi si lasciano cadere inerti per trenta metri. Spumeggiano in miliardi di spruzzi per creare di sotto un bacino largo oltre 150 metri.

Cammino lungo il sentiero di bitume portato via alla natura selvaggia. Nel primo tratto, tra i rami incrociati di una pianta con l’altra, intuisco i primi rivoli. A ogni passo si ingrossano sino a invadere i miei occhi liberi dal verde marrone della vegetazione.

Poco prima del secondo tratto della stradina, giusto nel punto in cui svolta a gomito, vedo una casa diroccata al bordo della collinetta. Dimentico per un attimo le cascate di Kravice e salgo tra gli arbusti brulli.

Sul muro principale, oltre al foro di pallottole, c’è una svastica dipinta con una bomboletta e qualche scritta in bosniaco. Entro nell’edificio privo di porte e finestre: dentro non ci sono che rifiuti e desolazione. Le mura trasudano umidità e dolore.

Esco con un senso di vuoto: penso con orrore che questa abitazione possa essere stata distrutta durante la guerra che spaccò per sempre la Jugoslavia 15 anni fa. Guerra che in tutta la Bosnia, attraversata in questi giorni, è ancora un fantasma vivo.

Riprendo il secondo tratto del sentiero e scendo, quasi scivolando sull’asfalto, verso il gorgoglio delle acque: ammaliatrici come una sirena richiamano a sé i pochi viaggiatori che conoscono questa bellezza impressionante.

Il luogo non è ancora preso d’assalto da una miriade di turisti invasori. Anche se durante il periodo estivo ci sono diversi appassionati di rafting e abitanti della zona, arrivati qui per rinfrescarsi e godere dell’anfiteatro naturale.

Poi ci sono quelli che sfidando la furia bianca delle cascate, entrano nella grotta naturale: dentro, mi hanno detto alcuni ragazzi incontrati al parcheggio dei pullman, si trovano stalattiti di carbonato di calcio, un antico mulino e un vascello.

Io, da qui, dove il tratto d’asfalto finisce e le cascate di Kravice si raccontano gorgoglianti nel loro flusso eterno, posso solo immaginare.

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