Ponte di Mostar, lo Stari Most

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Stari Most, il Ponte di Mostar

Stari Most, il Ponte di Mostar

L’ombra del ponte di Mostar cade nel Narenta, e scivola via. Dal parapetto la vedo galleggiare nel fiume che taglia come una lama gelida la quarta città della Bosnia. Il suo scorrere è un flusso di memoria viva.

Fu in queste acque da brividi, dove oggi si tuffano i giovani per sfidare il loro coraggio, che il 9 novembre del 1993 annegarono le pietre dello Stari Most: il Vecchio ponte, in lingua bosniaca, venne distrutto dalle truppe croate durante la guerra che spaccò per sempre la Jugoslavia. E da allora niente fu come prima.

Ricostruito dopo il conflitto sotto l’egida dell’Unesco, il ponte di Mostar è attraversato ogni giorno da centinanaia di turisti: camminano la sua schiena d’asino larga quattro metri e lunga trenta che si alza sul Narenta per 24 metri.

Due torri, l’Helebija a nord est e Tara a sud ovest sono le mostari, le custodi. L’arco è stato realizzato con la tenelija, una pietra locale. Invece di poggiare su fondamenta, si posa su piedritti calcarei collegati a muri lungo gli argini del fiume.

I lavori sono costati circa 12 milioni di euro. Il 22 luglio del 2004 il ponte di Mostar venne riaperto con una cerimonia solenne: ancora una volta doveva rappresentare quello che era stato in passato. Un simbolo di unione e integrazione tra popoli e culture diverse. Per questo, durante la guerra, venne preso di mira prima dai serbi e poi dai croati che lo fecero saltare sotto i bombardamenti.

Oggi, nonostante siano passati tanti anni, le sue 1.088 pietre lavorate secondo le tecniche medievali, cercano di tenere insieme una città divisa dal rancore etnico e dal denaro. Da una parte la zona cristiana: povera, dalle case fatiscenti sfinite di proiettili. Dall’altra quella mussulmana: opulenta, meglio conservata, ricca di minareti che bucano il cielo.

In mezzo, a dividere e unire, c’è il ponte di Mostar: alle estremità bancarelle colorate vendono ninnoli di ogni genere ai turisti – aumentano ogni anno e coi loro soldi garantiscono un futuro nel nome di un’integrazione difficile.

Eppure questo simbolo contrastante ha origine antiche. La storia racconta che una prima versione dello Stai Most su cui cammino fu commissionata dal sultano Solimano il Magnifico nel 1557 per rimpiazzare una struttura in legno.

Quella in pietra venne realizzata nove anni dopo tra il 19 luglio 1566 e il 7 luglio 1567 secondo il calendario islamico. Fu Mimar Hayruddin, allievo del famoso architetto ottomano Sinan, a costruirla.

Già allora si credeva che il ponte di Mostar fosse il ponte a singolo arco più grande di quel periodo. Uno dei capolavori architettonici dell’umanità. Oggi è qualcosa di più: memoria viva come lo scorrere del fiume Narenta in cui il suo riflesso scivola via.

Per approfondire:
Wikipedia

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